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domenica 21 febbraio 2010

Servo di Jahvè, 1° parte - altra

Catechesi sul Servo di Jahvè
1° parte, da pag. 350 a 361 (fino a “Vorrei dirvi una cosa”)


Questa sera a ciascuno di voi verrà chiesto se vuol seguire oppure no questo cammino, e qual è la vostra esperienza di queste catechesi. Coloro che vorranno continuare inizieranno un cammino serio verso una fede adulta.
In effetti quest’oggi diremo qual è la missione di questo cammino e qual è la missione della Chiesa.
Facciamo un quadro delle catechesi che abbiamo ascoltato in questo tempo.
  1. non è esaurito il tema, adesso, quando siamo al termine delle catechesi: in effetti il risultato, lo scopo di questa evangelizzazione, cioè aiutare la gente a far ritorno al Padre, lo possiamo intravedere, ma quel che avverrà con voi, quello che lo Spirito Santo ha instillato in ciascuno di voi non è così scontato che oggi sia chiaro.
  2. D’altronde la nostra funzione come catechisti è solo quella di farvi aprire gli occhi, noi siamo quello straccio che pulisce il vetro appannato. Ma per voi c’è davanti un meraviglioso panorama: da quella finestra si vede il lago, la montagna, si vede tutto un mondo intero
  3. Per chi deciderà di cominciarlo, il cammino comincerà adesso
  4. Non è importante, non succede niente se qualcuno non vuol lasciarsi nelle mani di Dio perché…: come, dicevamo alla catechesi sulla missione della Chiesa, non è importante che tutta la pentola sia sale, ma che ci sia il sale nella pentola
Vi abbiamo presentato molti argomenti, nelle catechesi che abbiamo fatto, ma li possiamo riassumere tutti in questo semplice schema:
  • La Parola annunciata è il Kerygma, la Buona Notizia, e abbiamo ascoltato come da Abramo, all’Esodo e su su fino a Gesù Cristo questa Parola sia la storia della nostra salvezza
  • Liturgia è stata la nostra risposta a questa Parola: prima di tutto la celebrazione penitenziale, non un rito né una faccendona da sbrigare tipo ”Don Gianluca, ce l’ha 5 minuti? mi volevo confessare”; poi la celebrazione della Parola e la consegna della Bibbia; e ieri sera l’Eucaristia, ricca di segni e viva come non mai.
  • Tutto questo periodo, infine, denso di riunioni, di dialogo (questionari, domande ecc.) e di agapi ci ha introdotti in una “Convivenza” che è l’embrione della Comunità che si può raggiungere.
Tutte e tre queste cose, ma soprattutto la Parola, ve l’abbiamo potuta dare come aperitivo, come assaggio (indica la Bibbia: è tanto grande): perciò, se vi è piaciuta, allora inizieremo presto il pranzo vero e proprio che sarà il Catecumenato.
I tempi? I tempi non ci appartengono. Sappiamo tutti che non è sicuro se domani vivremo o no, perciò non trasformiamo questo in un problema: guardiamo alla garanzia, cioè alla Vita Eterna che possiamo avere senza sforzo. (chiarire un po’ …).

Concretamente forse oggi non lo capisci e ti arrabbi quando senti dire “amore al nemico” o “metti la tua vita nelle mani di Dio”. Ma noi ti diciamo che questo è possibile perché lo farà Dio per te, lo farà con ciascuno di noi che lo desideri, perché lo farà lo Spirito di Dio… e dove lo puoi trovare lo Spirito Santo se non dentro la Chiesa?
Veramente: qui non si chiede a nessuno di voi, come anche successe a noi, “dammi la tua parola d’onore che da oggi t’impegnerai a fare questo e quest’altro”. NO, niente affatto!
Noi, al massimo, siamo consapevoli di aver insistito – a fin di bene – affinché voi partecipando a tutte le catechesi, ne abbiate avuto il quadro completo; niente di più.
E in queste catechesi vi abbiamo chiarito la situazione attuale della Chiesa, che è passata per una profonda crisi dovuta a tre situazioni ben precise.
La prima è la perdita di Dio, l’allontanamento di Dio dalla Chiesa: quando la Chiesa, nel mondo che cambia, si è mossa verso l’umanità utilizzando le stesse sue armi è rimasta catechizzata dal mondo, sia dall’uomo nichilista che da quello marxista.
La seconda è la che Dio non è più il fondamento della vita umana. Eppure l’uomo, per quanto più studia e progredisce, cioè mentre pone alla base della sua vita la scienza, lo studio e la sperimentazione, tanto più si rifugia nella più banale religiosità naturale, inventando ogni giorno nuove forme di scemenza collettiva: ecco che proliferano i maghi, i tele-maghi, le hot-lines, le religioni di satana, ecc. per non parlare dei nuovi-preti, dei predicatori televisivi, degli psichiatri collettivi, dei tuttologi ecc. ecc.
La terza è la crisi di fede, cioè che oggi non si vede più un Segno della fede, una di quelle cose che ti fa dire “ma se lui ha questa forza per camminare sulla morte, anch’io la voglio”. Manca, oggi, quel segno che catechizza l’uomo senza tanti discorsi e senza tante prediche.
Oggi più che mai c’è bisogno di ricreare i segni, i segni della fede, cioè di rendere visibile l’amore nella dimensione della croce.
Mentre la “pastorale di conservazione, la pastorale sacramentale” non ha più senso, ecco che l’amore nella dimensione della croce, che è l’unico tipo di Amore, torna l’unico modo per fare presente e vivo Gesù Cristo per questa generazione; e quindi è l’unico modo per ricondurre l’umanità al Creatore, perché dice Gesù “chi vede me conosce il Padre”.

Scusate se parliamo tanto, anzi sempre, di Gesù Cristo: ma noi non conosciamo nessun altro che sia morto e risorto, che abbia vinto la morte trascinandosi via tutti i miei peccati.
Prendi un eroe, un patriota, per esempio e confrontalo con Gesù.
Il rivoluzionario ha dato la sua vita per i massimi ideali dell’uomo, desiderando la liberazione del suo popolo, rivendicando i più basilari e sacrosanti diritti umani, affinché l’uomo di oggi non viva più come una bestia… possiamo stare qui chissà quanto a parlare di Ernesto o di M.L. King o di Walesa o che ne so io…
Ma Cristo ha dato la sua vita per me quando l’ho tradito, quando l’ho ucciso… discorsi troppo alti? Sto menando il can per l’aia? Allora te la dico così: Gesù Cristo è l’unico che si è piegato alla mia vita e mi ha tratto insieme a mia moglie dalla fogna dove eravamo sprofondati, pronti a – te l’assicuro – a cavarsi gli occhi l’uno con l’altro, tanto eravamo già ciechi da non vedere più oltre il nostro egoismo.
Cristo è morto e risorto per me che neanche ero nato, che neanche mi conosceva, e già sapeva che gli sarei stato nemico: ma chi è quel pazzo che dà la vita per salvare i suoi nemici ?

Grazie al cielo, che ispira cose buone anche alle persone più insospettabili, possiamo conoscere l’entità della sofferenza patita da Gesù nelle ultime ore della sua vita terrena, avremo di sicuro visto almeno 30 secondi di quel benedetto film, e oggi nessuno può dire che quella sofferenza non era vera.
Ma possiamo anche leggere il Salmo 21, quello che Gesù ha appena accennato, alla maniera ebraica di citare la Scrittura, quando era morente sulla croce. E’ un salmo che non puoi leggere oltre le prime dieci righe perché sai che è così che è andata… Lui dice che i cani lo assalgono, gli strappano la carne e … quel cane sono io, siamo noi.
Per contro molti uomini innocenti hanno sofferto pene simili e forse quegli africani che per la guerra tra Utu e Tutsi venivano giornalmente mutilati fino a che non morivano dopo lunga agonia, loro ne hanno avuto una dose ancorpiù tremenda.
Ma quel Salmo termina con la speranza eterna: “loda il Signore anima mia…”
Che vuol dire questo? Vuol dire che quel Gesù Cristo che è andato a morire come il peggiore dei malfattori al posto mio e al posto tuo è lo stesso che immediatamente Dio ha risuscitato: ecco perché Cristo nella morte loda Dio: sa qual è la sua missione, sa che amando noi fino alla morte ci ha salvati tutti.
O non lo credi, questo?
O per te non c’è speranza?
O per “aqua-bomber” Dio farà un eccezione, a furor di popolo?

Gesù Cristo non si ribella: va incontro alla sua condanna come un agnello condotto al macello, e loda anche Dio! E in più dice a me e a te: “puoi uccidermi, io ti perdono e ti amo”
Ma chi te l’ha detto a te “ti amo” quando gli hai fatto del male? Nessuno, né uomo né donna può fare questo, nessuno può rinunciare fino in fondo al suo amorproprio per convenienza, neanche per una montagna di soldi.
Gesù Cristo ti dice “ti amo” quando lo uccidi nella persona di chi ti sta più vicino, quando giudichi tutto e tutti – perché tu lo sai come ci si dovrebbe comportare in questo mondo civile per vivere almeno benino, vero? – e lui, invece, non ti giudica né ti condanna.

Eh, fratelli, sta proprio qui il segreto: chi ha sperimentato un cosiffatto amore incondizionato, smodato, ultraterreno, non può far altro che fare il botto: esulta come un citto piccino davanti al più bel regalo della sua vita.
Chi è amato così, chi riceve questo tipo di amore (mostrare la croce) esulta, prorompe in una berakà, fa l’Eucaristia della vita, fa che la sua vita sia Eucaristia.
Ecco perché, accennavamo ieri, ogni cristiano diventa teologo, acquista la capacità di cantare lodi esultanti a Dio misericordioso e salvatore: perché hai ricevuto Amore e ne sei pieno, perché hai ricevuto lo Spirito Santo e si vede da quello che fai.

Mi vorrai dire che oggi, di questi cristiani, non se ne vedono tanti in giro?
Mi vorrai dire che non si vede questa tanta esaltazione, che non si trova l’Amore, nella Messa della Domenica, alla quale ci si va più meno tutti per abitudine o sperando che siccome male non fa, possa fare anche bene, non si sa mai?
Ma io vorrei dire di più: vorrei parlare dell’unità.
Perché Gesù Cristo che ci ha lasciato pochi comandi, pochissime “nuove leggi”, ci ha detto: “amatevi come io vi ho amato… perché il mondo creda che io sono l’inviato del Padre”.
La questione è una sola: non si può amare Dio da soli, lo si ama amando gli altri, indistintamente buoni o cattivi che siano, lo si ama nella sua Chiesa.
E se alla Messa della Domenica ti è impazzita la maionese, allora sperimenterai l’amore nell’unità in una piccola comunità che sia segno evidente per tutta la Parrocchia.
Il mondo sta aspettando con ansia di sapere che si può amare, vuol sapere come si fa; e lo capirà quando comprenderà che quel gruppo di persone che si amano non si amerebbero senza Gesù Cristo in mezzo a loro.
Questo è il segno che evangelizza, o meglio ancora, rievangelizza un mondo che è completamente separato da Dio, un mondo che ha perso ogni riferimento alla sua origine, alla sua storia, alla sua destinazione perché non ha più l’orientamento.
Ci vuole un segno forte: la comunità di fratelli che si amano e che sono nell’unità.

Questo di arriva direttamente dal Concilio Ecumenico Vaticano II, da un Sinodo dei Vescovi che – senza neanche un dogma piccolo piccolo – ha rinnovato tutta intera la Chiesa.
Ieri dicevamo come sia stata rinnovata, e forse finalmente svelata, la liturgia; già sappiamo molto sul nuovo spirito missionario, che è poi l’essenza stessa della Chiesa.
E quanto sia stato grande il rinnovamento posto in atto dal Concilio lo sapete meglio di me: l’uso della lingua nazionale, l’altare girato verso l’assemblea, l’eliminazione dei troppi fronzoli attorno alle liturgie, niente più balaustre, la Bibbia diventa un best-sellers…
Ma inevitabilmente, ancora oggi, dopo oltre 40’anni c’è ancora qualcuno che protesta facendosi garante di una pretesa fedeltà agli insegnamenti di Cristo, che poi, vai a guardare, lui mai ha dato.
Perché noi abbiamo, tutti, una fede infantile: basterebbe riguardare alla Chiesa primitiva, dove tutta questa problematica non c’era: Dio stava nella comunità, nella Chiesa, che è il corpo visibile di Gesù Cristo. Il Padre è accessibile tramite il Figlio e il Figlio attraverso la Chiesa; e tutto ciò non era teoria, non era azione liturgica: era realtà viva!
Tutta la teologia della Chiesa primitiva era basata su questo semplice assioma: Chiesa uguale Corpo mistico di Gesù Cristo, i cristiani in comunione, in koinonia, sono il Corpo vivente di Cristo; chi tocca un cristiano tocca Cristo, chi accoglie un cristiano accoglie Cristo.
Perché l’Eucaristia è un sacramento talmente efficace che ne basterebbe anche una sola? Perché gustiamo, concedetemi il gioco di parole, proprio ciò che si predica, e cioè che quando bevi il sangue redentore di Cristo, tu sei trasformato in ciò che bevi; e quel pane che mastichi con la tua bocca e digerisci con il tuo stomaco non si limita a veicolare Cristo in te, ma trasforma te in un altro Cristo.
Il rinnovamento propinato dal Concilio, grazie a Dio non si limiterà alla sua stessa completa attuazione, ma andrà avanti: niente nella Chiesa è immobile, niente è fisso.
L’umanità cambia, non ha più la fede adulta e forse ha perduto anche la fede bambina: nessuno più viene educato alla fede, nessuno più viene iniziato alla preghiera, nessuno più sa a cosa serve il suo battesimo… Si è annacquato Gesù Cristo in un mare di ideologie, di sincretismi, di panteismi di non so che cosa e nessuno ci ha insegnato a rispondere al male facendo il bene.
Ma guarda: il Concilio Vaticano II parla proprio della necessità di riscoprire il proprio battesimo, di portare le genti alla fede adulta mediante catechesi post-battesimali, perché è vero che la gente si è fatta delle idee sbagliate sul Cristianesimo: adesso bisogna dargli una parola viva, un cristianesimo vivo, uno completamente diverso da quella routine che spinge un uomo ad andare alla Messa ben sapendo che tanto quando torna a casa ritrova la solita grugna della moglie, la solita causa col vicino o, peggio ancora, “arrivederci arrivederci” ma ognuno se ne va a casa sua e io sto qui da solo come un cane.
Certo il Concilio ha visto il cambiamento della società e ha segnato i passi per adeguare la Chiesa al tempo che viviamo; e lo Spirito ha benedetto quel tempo suscitando carismi, santi e doni inaspettati.

Allora il problema qual è?
E’ portare il Concilio alle Parrocchie, alla gente; perché applicare il rinnovamento è inderogabile, è necessario, è fonte di salvezza per la nostra generazione.

Noi parliamo di catecumenato post-battesimale vissuto in comunità, e di comunità cristiana adulta inserita all’interno della Parrocchia, presieduta dal parroco e che chiami, suscitando l’interrogativo fondamentale: “ma come fanno questi, che sono più disgraziati di me, a passare indenni sopra quella morte?”, l’interrogativo che chiama alla fede anche i più lontani. Pensa a tuo marito, a tua moglie, a quel collega di lavoro…
Questo Cammino Neocatecumenale risponde certamente alla crisi di fede, perché la comunità è eterogenea: ci sono giovani, adulti ed anziani, i ricchi e i poveri, sposati e celibi ecc. tra i quali si dà l’Amore e l’unità, sacramento che chiama tutti gli uomini alla fede.
Risponde alla scristianizzazione del nostro mondo perché le persone che entrano in comunità saranno reiniziate alla fede, al cristianesimo, rivivranno il proprio battesimo per tappe come avveniva nella Chiesa primitiva: allora Cristo ritornerà al centro della vita dell’uomo.
E risponde anche alla perdita del senso del sacro nella nostra vita, perché la Parola che ogni catecumeno ascolta sarà carne viva su quello scheletro, perché ogni liturgia non sarà più una scorza vuota.

E questa nuova comunità, quale missione avrà?
- sarà una struttura viva all’interno della Parrocchia;
- sarà un segno forte che chiamerà i lontani e li ricondurrà al Padre;
- sarà quello che serve per potenziare o restaurare i carismi all’interno della Parrocchia
Sarà il fondamento della Comunità-di-Comunità.

Questa comunità vive un tipo di spiritualità senza divorzio tra fede e vita, senza falsi misticismi, una spiritualità che si manifesta nella vita concreta, fondata sulla storia della salvezza, sulla propria storia.
Ciascuno di noi scoprirà che Dio parla attraverso gli eventi concreti di ogni giorno. Lì dove sei tu, quello è il luogo, il tempo e il modo in cui Dio è presente alla tua vita.

Missione della Chiesa + Senso della Vita

Traccia per la catechesi ai fidanzati
sulla missione della Chiesa, sul senso della vita e sul Kerygma (4ª Sera)

Spunto rispettivamente dalle pagine 66-68, 95-96 (da “tutte le filosofie” in poi) e 108 (midrash del tesoro sotto la cucina di casa), 109à
Poi pagina 138 da “Voi sapete che nelle Scritture la CROCE è chiamata Scandalo, Follia, Stoltezza…” (raccontare brevemente di Barabba…)
Pagine 140-142 da “Ma ecco che succede un fenomeno inaspettato…” fino a “Gesù Cristo E’ MORTO PER I NOSTRI PECCATI E DIO L’HA RISUSCITATO PER LA NOSTRA GIUSTIFICAZIONE (cfr. Rm 4,25)”
Pagina 145 “Dio conosce i vostri adultèri, le vostre fornicazioni, non si scandalizza di voi. Egli è l’unico che vi ama, che vi perdona, che non ha bisogno dei vostri sforzi.”

Sale Luce e Lievito … per chi?
Per il mondo. Che non sa più perché vive. Più, noi esseri umani, sappiamo, più studiamo, più ci evolviamo e più non troviamo risposta alla domanda fondamentale (mon equation differéntial): chi sono io, e perché vivo? Perché vivo questa vita senza che nessuno me ne abbia chiesto il permesso?
Il mondo vive senza pensare e invece stasera la Chiesa ci chiama a farlo: perché se io mi sento di vivere pienamente, con gioia, completamente soddisfatto, gratificato… perché mi ritrovo insoddisfatto, limitato, deluso?

Noi siamo qui, fratelli, ascoltate, ad annunciarvi Gesù Cristo.
Non siamo teologi, né vogliamo darvi cultura biblica: annunciamo La Buona Notizia, un fatto realmente accaduto, una cosa che è capace di cambiarti la vita.
Non parliamo di religioni, di filosofie, di moralismi o che so altro.
Il Cristianesimo è fondamentalmente una buona notizia, è un avvenimento; è quella notizia che ogni uomo sta aspettando per vivere la sua stessa esistenza.

Noi non saremmo qui, e nemmeno la Chiesa sarebbe qui se fosse inutile annunciarvi che l’uomo è accerchiato, che l’uomo vive con la costante paura della morte.
Ma soprattutto, più che della morte corporale – che è già tanta di suo – l’uomo ha paura della morte del suo essere: di quella morte che, a 20 anni, ti fa morire dentro anche se camperai fino a 100.

La legge naturale, quella dell’istinto, quella della natura umana, quella del bene e del male, quella che sai già senza che nessuno te la venga a spiegare, ti dice che l’uomo, e te per primo, sei uomo, cioè esisti, quando AMI.
Ma l’uomo fa ogni giorno esperienza di morte.
L’uomo è disorientato, azzerato: vuole amare, ma non ci riesce.
O meglio: si può amare solo chi ci fa del bene, chi ci serve, solo chi corrisponde ai nostri schemi… in definitiva tu ami solo te stesso.
Quindi non si realizza come essere umano completo, e mentre il tempo passa la morte si avvicina!

Allora corre dietro a mille idoli, cercando inutilmente di colmare il vuoto della sua vita con cose che non ti possono appagare: il lavoro, i soldi, i viaggi, il sesso, la cultura…

Nel fondo ogni uomo è un moralista di prima natura: crediamo fermamente che il bene è nelle nostre mani, è alla nostra portata; e che una vita fatta di sacrifici debba ovviamente essere premiata con tanto bene da ricevere.
Per questo esatto motivo, quando vedi un povero che chiede l’elemosina ti viene voglia di dirgli “ma vai un po’ a lavorare!”… e magari anche “sapessi io come me li sudo ‘sti quattro soldi!”
E se ti scandalizzi di lui è perché sei invidioso di chiunque possieda più di te.
E questo povero ti fa un servizio enorme. Ti dimostra che è facile amare le vittime dello Tsunami, ma quel disgraziato del tuo vicino di casa o quello che t’ha rubato il posto di lavoro lo vorresti infilzare con 1000 spade, perché è un criminale e se lo merita!
Allora che succede? una cosa che tu sai perfettamente: tu VUOI fare il bene, ma – in realtà – è il male che esce.
Cioè senti dentro di te il desiderio profondo di amare chi ti sta vicino, ma non ci riesci.
Fratello mio, ogni uomo è così!
L’uomo NON può fare il bene perché si è separato da Dio, se n’è allontanato, vive come se Dio non ci fosse; ha peccato ed è rimasto schiavo del demonio.
I nostri padri nella fede questa cosa la sapevano e l’hanno scritta, (il Genesi) solo quando hanno fatto l’esperienza che ogni momento era propizio a Dio per intervenire, per agire concretamente nella vita di ciascun uomo, cambiandone il cuore.
Ecco il senso del racconto di Adamo ed Eva e della Creazione! L’uomo separato da Dio fa una vita senza senso.
Cercando allora di essere amati diveniamo schiavi del male, idolatri, adulteri…
Vogliamo fuggire da tutto ciò che ci uccide, ma tutto ci fa morire perché niente al mondo è conforme al nostro progetto di vita.
Figuriamoci che ruolo e che sostanza possano allora avere argomenti come “dolore” e “morte”: sono cose prive di senso, assomigliano a quella cosiddetta morte dell’essere, proprio perché l’uomo non ha più Dio.
L’uomo, che ha conosciuto la morte come paga, salario del suo peccato; e che non riesce a colmare la sua vita con niente per cui si getta ai piedi di mille idoli; è accerchiato dalla morte: NON può amare l’altro perché l’altro è come lui: pieno di difetti che lo uccidono a sua volta.
Qui si capisce bene che non serve a nulla il moralismo, a chi servono i buoni consigli, la filosofia, la lotta sociale, l’etica…?
A nessuno, a nes-su-no!
E Specialmente non serve a te quando sei malvagio e peccatore.
Quando hai fatto quel peccato così tanto grave (…che tua madre e tuo padre avrebbero pure potuto denunciarti alla polizia e disconoscerti) che ne pensavi di quelli che “te l’avevo detto io…” oppure “eh, questa volta proprio hai passato il limite!” e giù altri mille consigli e altrettanta morale…
Quando hai commesso quell’omicidio cosa desideravi: un cicchetto e una pacca sulle spalle, la condanna a morte oppure essere capito, ascoltato, perdonato… AMATO?

Ecco chi è Gesù Cristo, ecco qual è La Buona Notizia!
Gesù Cristo ha vinto il tuo peccato e la tua morte con la sua morte e risurrezione.
Se Cristo è morto in croce per me quando disprezzavo mia moglie e la volevo smontare in mille pezzi per ricostruirla a modo mio (con la metà dei pezzi, ma non nel senso che intendete voi, intendo come nel film “Boxing Helena”!), se Cristo è morto in croce per i miei peccati, Dio ha amato questo amore fatto a forma di CROCE e l’ha risuscitato.
Fatto a Croce significa disprezzato, deriso, condannato e ucciso ingiustamente.
E se Cristo fosse soltanto morto in croce, giudicato dal tribunale e dalla legge, saremmo allora tutti assassini. Ma Dio lo ha risuscitato, ha “sottratto il corpo del reato” è io e te siamo innocenti per non aver commesso alcun reato.

Dio, a questo uomo, a questo Amore (indicando Gesù Cristo) l’ha fatto “Signore” della mia morte, della tua morte. E lo Spirito di Cristo viene e si posa su quanti desiderano accoglierlo e gli permette di fare la stessa esperienza che ha fatto Lui: la risurrezione, che nella morte Dio non ti abbandona.

Perché Dio conosce i vostri adultèri, le vostre fornicazioni, non si scandalizza di voi. Egli è l’unico che ti ama, che ti perdona, che non ha bisogno dei nostri “santissimi” sforzi.
Fratello mio Cristo, che se glie lo permetti entrerà nel tuo matrimonio facendosi garante per tutti e due, si lascia uccidere dal tuo peccato, dal tuo egoismo, dalle tue manie di perfezione…
Quando ti sentirai morire, morire dentro, Lui soffrirà con te; ma quando sarà il momento di morire morirà solo Lui e tu no!
E io ti chiedo: ma chi mai ti ha rispettato fino al punto di farti fare cose profondamente cattive e ingiuste? NESSUNO.
Chi ti ha amato in un modo così grande riconoscendoti il diritto di sbagliare?
Forse i tuoi genitori?
Forse tua moglie lo farà?O forse i tuoi figli?Se tu hai una crisi, solo Dio ti permette di ingannarti e ti lascerà fare come tu vuoi.
Tra gli uomini le cose vanno in maniera un pochino diversa, non è vero?
“M’hai fatto male? Adesso t’aggiusto io, brutta bestia. Tanto la mi’mamma me l’aveva detto…”

E invece questa sera Dio ha permesso che a noi sia proclamata questa parola di vita: Gesù Cristo è morto per i nostri peccati e Dio l’ha risuscitato per la nostra giustificazione (Rm 4,25).

Gesù Cristo, lo sapete bene, si è lasciato uccidere come una pecora, non ha resistito al male, all’egoismo dei sapienti, alla politica dei Romani. Non ha opposto la minima resistenza.
Immaginate ora di essere spettatori di questa condanna ingiusta, profondamente falsa e ignobile.
Cosa dicono tutte le persone che vedono quest’uomo che si lascia travolgere così: è un idiota, è una pecora. Non si fa così: l’uomo non può accettare di farsi trattare così, deve lottare giustamente e anche con i pugni, se serve.
Questo è ASSURDO. E quel giorno, davanti a Pilato, la folla gridò “crocifiggilo”, come dopo dirà Pietro negli Atti degli Apostoli: “Avete ucciso l’autore della vita e avete chiesto la grazia per un assassino”, per Barabba.
Voi potete pensare che questa storia non c’entri niente con la nostra vita, ma voglio farvi un esempio concreto.
Immaginate che un uomo torna dal lavoro stanco e trova la casa sporca, non c’è niente da mangiare, la moglie magari neanche c’è, è via con le amiche o da sua madre o chissà dove…
Oppure un’altra donna, che se ne sta sempre sola a casa perché il marito lavora tutto il giorno e anche la notte e quando torna si lava e se ne esce…
Ecco questa donna ha già capito tutto: suo marito non la ama.
Lui è un egoista, un ingiusto, una bestia che sarebbe meglio vivesse da solo; e lei ha proprio ragione di protestare. E ci mancherebbe proprio che una volta il maritino tornasse a casa con le voglie e allungasse le mani, facesse il “sensibile”…
Chiunque tra di noi saprebbe perfettamente cosa quella donna dovrebbe fare, o mi sbaglio?
E lo stesso dovrebbe fare quel marito del primo esempio: tu mi trascuri? E io ti ripago con la stessa moneta!
Questa è violenza che attira violenza.
Ma guardate che questo comportamento si chiama “giustizia”.
Non c’è niente di illegale nel portare in tribunale il marito violento o la moglie che lascia il tetto coniugale.

Ma se quest’uomo o questa donna sono cristiani, se hanno scelto Gesù Cristo, il loro agire è ben diverso, perché agirebbero come Gesù, lasciandosi uccidere dal peccato dell’altro.
Fratelli, noi crediamo di essere cristiani, ma la realtà è che viviamo negando Cristo. La nostra società, ad ogni istante, ci dice che se ti trattano ingiustamente ti devi difendere. Tutto è basato su una lotta di classe: gli operai contro il padrone, i poveri contro i ricchi ecc.
E la Croce di Cristo è uno scandalo.
Nessuno può resistere alla violenza e all’ingiustizia.
Ma qui, sulla croce, si fermano tutte le violenze del mondo.
Però non si può prendere su di sé il peccato dell’altro; non è umanamente possibile.
Ma i Cristiani sono destinati ad essere portatori dello stesso spirito di Cristo: se tu credi a questa parola, se credi che questa sia la verità, potrete ricevere il Suo Spirito, gratuitamente.
Amerai chi ti sta vicino senza sforzo.

1° kerygma, 2° parte

Pag. 122, in basso

Allora: qual è la Buona Notizia?
E’ che Gesù Cristo ha spezzato questo cerchio della morte che ci impediva di amare l’altro.
G.C. ha vinto la morte, ha vinto il peccato.
G.C. è risorto e lui è la primizia di tutti quelli che risorgeranno se credono in lui.
Che vuol dire “primizia”? Che lui è stato il primo, e che questo è una garanzia per noi, perché se Dio che conosce il mio e il tuo peccato, quello che più ci opprime e ci uccide, e l’ha lasciato andare a morire sulla croce senza imputarlo né a me né a te, ma al suo Figlio non ha però permesso che questo fosse solo il segno di quanto siamo degenerati e disgraziati, ingiusti e spergiuri.
Infatti questo Uomo non è rimasto lì sulla croce e non ha subito la corruzione: con la sua risurrezione ha dimostrato al mondo intero che il “corpo del reato”, l’ennesimo reato da noi commesso (cioè l’aver crocifisso ieri e anche oggi l’autore della vita, colui che è Amore) non c’è; e se non c’è il corpo del reato non ci sono le prove e non c’è alcun crimine.
Ecco: l’uomo ha crocifisso l’unico Giusto al mondo, come l’ultimo dei malfattori, e lui anziché vendicarsi ha manifestato all’uomo la Misericordia. Questo è il giudizio emesso sul mio peccato: la misericordia, il perdono.
E mentre noi, secondo il nostro metro di giustizia, giudichiamo tutto e tutti, G.C. risponde: “non imputare loro alcun peccato”, “salirò io su quella croce”!
La Legge, fratelli, è una gran cosa ma se la utilizziamo per condannare gli altri, per imporre agli altri i gioghi che noi non vogliamo portare allora diamo ragione al demonio, a quello che dopo aver illuso Adamo ed Eva ci prova ogni giorno insistentemente con tutti noi.
La Legge antica nessuno l’ha mai potuta compiere e invece a noi ci viene donata compiuta – gratis – per la fede che abbiamo in G.C.
Si, perché la fede è questo: credere che con quella croce Cristo ha sconfitto la morte e il peccato, e che Dio risuscitando il suo Unico Figlio ha dato origine ad una natura nuova: ad un uomo capace di Amare; capace di amare anche il suo nemico.
Nessuno è capace di amare il proprio nemico: al massimo lo adulerà per tornaconto personale oppure ne sarà soggiogato perché è un vile.
Eppure io e te possiamo amare chi ci fa del male, possiamo amare il marito o la moglie, quel vicino di casa che ti ha fatto la 3° causa malgrado ne abbia già perse due e non si arrende, possiamo amare chiunque ci fa del male perché avremo lo stesso spirito di G.C.
Una cosa fondamentale si annuncia con la risurrezione di Cristo: il perdono dei peccati.
Quando Pietro e gli apostoli escono dal cenacolo, nel giorno di Pentecoste, ed annunciano a tutti che quell’uomo che abbiamo crocifisso era il Figlio di Dio, ma che Dio l’ha risuscitato dai morti, non lo fanno per sentito dire: parlano – sprezzanti del pericolo di essere arrestati ed anch’essi messi a morte – perché di G.C. hanno avuto l’ennesima esperienza, quando è venuto in mezzo a loro e gli ha parlato così “pace a voi”.
Pietro in modo particolare ha avuto un’esperienza gigantesca del perdono di Cristo quando gli ha affidato il suo gregge domandandogli per tre volte “Pietro, mi ami tu?”.
Allora escono senza paura ed annunciano questa buona notizia: CONVERTITEVI, CREDETE IN GESU’ CRISTO E FATEVI BATTEZZARE NEL NOME DI CRISTO.
E a noi questa stessa Buona Notizia viene rivolta stasera: lasciamoci condurre alle acque del battesimo e, se siamo già battezzati, riscopriamo il nostro battesimo entrando nella vasca, nella piscina, dove ci spoglieremo uno ad uno dei nostri peccati fino a lasciare nell’acqua segno della morte l’uomo vecchio che siamo adesso (pieno di peccato, di lussuria, di ira, di violenza) per essere strappati alla morte nel nome di Cristo.

Fratelli: questo è vero !
La notizia che vi portiamo è questa: la morte è stata vinta, noi non moriamo, perché se un uomo è stato risuscitato dai morti, oggi viene qui a darci la vita eterna.
Questa nuova dimensione dell’Amore di Dio ha la sua attualizzazione solo nella Chiesa, perché l’uomo nuovo è comunione di cuori e come si potrà sapere che tu ami i bambini di Beslan se non sopporti neanche chi ti sta a un metro di distanza?
Oggi è la festa dei Santi di Dio, sapete chi sono i santi? Sono i TESTIMONI, i testimoni dell’Amore di Dio: tu pensi un secondo solo a Madre Teresa di Calcutta e superficialmente ti scordi i problemi dei popoli slavi, pensi a quanto bella ed interessante sarà stata la sua lunga vita e tante altre belle cose. Ma non ti scordare di come lei amava gli uomini: allo stesso modo di Gesù.
Questo, fratelli, è il Cristianesimo: se un uomo veramente è nato da Cristo, ama gli uomini fino a dar la propria vita per loro.

Allora, concludiamo.
Fatevi condurre alla riscoperta del vostro battesimo.
Se sei veramente convinto di essere un gran peccatore, se stai lasciando che questa catechesi ti denunci come il più ingannato tra gli uomini perché mai ti sei lasciato uccidere da nessuno, perché mai hai amato qualcuno fino a disprezzare la tua stessa vita.
Ecco se accetti di essere condannato, perché è vero che sei un peccatore, sappi questa Buona Notizia: l’uomo è giudicato e condannato dalla Croce di Cristo, ma Dio ci ha eletti per essere santi ed immacolati al suo cospetto.
Dio ha condannato un altro al tuo posto, un altro al mio posto; e poi l’ha risuscitato e ha diffuso il suo spirito vivificante affinché l’uomo, la creatura quasi-perfetta, avesse accesso alla vita eterna.

Ebbene: dove si vedrà che tu sei un “uomo-nuovo”, dove si avrà la testimonianza che si può rinascere “dall’alto” e quindi amare anche chi ti fa del male? Solo nella Chiesa. L’abbiamo detto: solo in una comunità di persone che si amano nell’umiltà, nella semplicità e nella lode si manifesterà al mondo l’amore di Dio per questa generazione.
E voi siete stati eletti per essere il santuario di questo Amore.
Se sei cristiano questo amore vive in te e ti fa camminare sulle acque della morte, sulla tua morte di ogni giorno.
Ecco: quest’amore che si offre gratuitamente ad ogni creatura oggi viene dato a voi.
Lo vedrete e lo sperimenterete come una realtà tangibile.

Servo di Jahvè, 1° parte

Cosa faremo questo pomeriggio: riunione e domanda “vuoi continuare?”

Cosa fa e perché questo Cammino Neocatecumenale all’interno della Chiesa Cattolica, 13 maggio 2008; qual è la missione della Chiesa?

1° innanzi tutto il tema non è stato esaurito con queste catechesi, con la convivenza... non era pensabile, ma abbiamo idealmente voluto portarvi su un alto monte affinché possiate vedere l’ampio e splendido panorama che è attorno a noi, che forse mai avresti visto se restavi in pianura. Laggiù in fondo c’è la tua terra promessa e se lo vuoi, da adesso, puoi metterti in strada per arrivarci, puoi metterti in cammino.

Il Tripode: Parola, Liturgia e Comunità (carità) – la vita del Cristiano.

Parola. Il Kerygma: Abramo, l’Esodo, la Storia della salvezza...
Liturgia. Penitenziale, Parola e Bibbia, Eucaristia...
Comunità. Prime Agapi: persone concrete, non massa anonima.

Se prima hai assaggiato la Parola, adesso comincia il pranzo: un catecumenato di anni, non spaventarti, non proiettare. Se domandi ad un fratello più anziano come è stato per lui i giorni della convivenza ti dirà che s’immaginava chissacché e poi... niente è stato più facile.
Se Dio ti chiama a fare questo cammino ti darà anche i mezzi per portarlo avanti. Noi predichiamo che Dio agisce nella storia: un conto è dire che i mezzi non arrivano, un conto è dire neanche comincio. Se Dio non ti chiama qui farai un'altra cosa all’interno della Chiesa, con quanti cammini e spiritualità ci sono... una cosa per te la troverai di sicuro. Il problema è tra quanto e come sarai tu, quel giorno. La nostra esperienza è che quando il Signore ha preso la nostra vita nelle sue mani, noi pian piano ci siamo affidati e Lui ha fatto tutto bene.
In realtà nel Cammino Neocatecumenale non ci sono cifre o obiettivi da raggiungere. A nessuno è chiesto di firmare niente né di dare la sua parola che da oggi in poi farà, dirà, ecc. ecc.
Noi annunciamo Cristo risorto, ieri, 2000 anni fa e anche nella nostra vita. E la gente viene, trova qualcosa che non siamo né noi né le sue costruzioni mentali, viene e rimane: evidentemente qualcosa ci trova!
Questo Cammino NC è stato riconosciuto ed approvato come un valido itinerario di fede per giovani ed adulti, uno strumento, un’emanazione dello Spirito Conciliare che la Chiesa ritiene uno dei suoi validi strumenti per condurre gli uomini alla fede adulta.
La definitiva approvazione dello Statuto: siamo all’interno della Chiesa Cattolica, il Santo Padre ci conosce bene, molti Vescovi e Cardinali sono entusiasti delle Comunità, e molti altri ancora – grazie al cielo – ci guardano un po’ male, ci ostacolano e noi li benediciamo perché ci fanno un grande servizio, altrimenti ci sentiremmo Dio in terra.

Riassunto delle catechesi.

Desacralizzazione: perdita del senso del sacro, non sapere più che Dio è il centro, il senso, il fulcro della vita dell’uomo in quanto gli dona l’Essere. La Chiesa va incontro all’uomo nichilista e marxista e perde sé stessa. Le masse sono già tutte uscite dalla Chiesa; la Chiesa potrà liberarsi anche di tante cose inutili all’interno di essa e dei suoi riti, quelle che intendono ancora oggi cambiarla, adattarla all’uomo contemporaneo, mischiarla con Freud, con la metafisica, con la politica, con il sincretismo...

Scristianizzazione: il cristiano vive un divorzio tra religione e vita. La loro fede è all’acqua di rose e del tutto naturale, pagana, rituale, timorosa e precauzionale

Crisi di fede: non si vedono quei segni forti, non ci sono quei segni che chiamano alla fede coloro che l’hanno persa o che non l’hanno mai avuta. Tanto tempo fa bastava costruire una grande cattedrale. Tanti anni fa la Chiesa era in prima fila ed era l’unica che sapeva attuare missioni nei paesi poveri. Fino a cinquant’anni fa la gente andava tutta alla Messa e si potevano somministrare i sacramenti. Oggi non è più così.
La gente che non ha fede non va a pregare davanti al Tabernacolo né va alla Messa e non farà mai la confessione.
Non parliamo dei miracoli fisici, intendiamo l’Amore e l’Unità.


L’Amore nella dimensione della croce